LA STORIA DEL BA GUA ZHANG

 

Un giovane irrequieto

La famiglia Dong aveva le sue radici nell'Hebei.
Ebbe origine presso il villaggio di Kaigou, nella contea di Ba, e, successivamente, si trasferì a Zhu Jia Wu, nel distretto di Wenan. I vicini li chiamavano, pertanto, "i Dong di Ba".

Alla loro stirpe appartenne Dong Hai Chuan, il futuro creatore del Ba Gua Zhang.
La sua data di nascita è controversa. Le diverse fonti biografiche la collocano, infatti, tra gli anni 1796 e 1816.
Il Professor Kang Gewu ritiene che quella più probabile sia l'anno 1813. Le sue conclusioni sono basate su indagini anagrafiche, condotte, in gran parte, presso i discendenti dei Dong.


Le arti marziali nella zona di Wenan

Nel territorio circostante la città distrettuale di Wenan le arti marziali furono, da sempre, assai popolari. I monaci buddisti vi avevano introdotto sistemi di pugilato derivati dallo Shaolinquan del Nord, come l'Erlang Men Quan, mentre la gente del luogo praticava discipline autoctone, quali lo Xingmen, il Bafanquan, lo Hongquan ed il Jingangquan.

È certo che, da giovane, Dong Hai Chuan si sia fatto un nome grazie alla sua destrezza nell'arte del combattimento. Sulla sua stele funeraria, eretta, nel 1905, a Wenan, si legge che, a soli vent'anni, aveva raggiunto una tecnica già molto raffinata.

L'iscrizione sul monumento di Beijing, dedicatogli dai suoi allievi nel 1883, riporta interessanti notizie sulla sua indole: “Il defunto portava il cognome di Dong. Il suo nome era Hai Chuan. Visse nel villaggio di Zhu Jia Wu, che sorge a Sud della città di Wenan. Da giovane, gli piacque l'avventura e spregiò il lavoro nei campi. Si mise a vivere come un abitante della frontiera, prestando aiuto a coloro che si trovavano in difficoltà od in pericolo, grazie alla sua somma abilità. Per carattere, amava la caccia e le galoppate nei boschi. Tutti gli animali della foresta lo evitavano…"


Da Wenan a Beijing

Intorno alla seconda metà del XIX secolo - si legge nella “Storia locale. Cronache della Contea di Xiong”, del 1929 - un uomo, straordinariamente abile nelle arti marziali, divenne famoso in tutta la zona Sud di Beijing. Egli, narra il testo, proveniva da Kaigou, e si chiamava Dong Xuanzhou.
Indubbiamente, costui non poteva essere altri che Dong Hai Chuan.

I motivi che spinsero il Maestro a trasferirsi nella Capitale restano un mistero.
Non è improbabile, tuttavia, che, dato il suo particolare stile di vita, qualcuno l'avesse denunciato come “vagabondo”.

Ciò troverebbe conferma in uno degli epitaffi a lui dedicati:
“…Quando divenne adulto, vagò per la Cina, ed attraversò le regioni centrali ed occidentali del Paese. Non ci fu montagna famosa per la sua altezza né grande fiume verso i quali, pur a costo di grandi fatiche, egli non si fosse recato. Ma, una volta vedutone le meraviglie, trovava orizzonti sempre più vasti verso i quali dirigersi.
Più tardi incontrò un monaco taoista, che gl'insegnò le arti marziali. Dong raggiunse un alto livello d'abilità. Inaspettatamente, quando raggiunse la mezza età, qualche individuo privo di scrupoli cercò di diffamarlo.
Posto alle strette, Dong trattò l'affare con astuzia, e si trasferì dalla sua residenza presso quella del principe Su… “


Se quest'ipotesi fosse vera, il Maestro avrebbe potuto recarsi a Beijing per sottrarsi ai rigori della legge.
La Capitale, comunque, poteva offrire ad un esperto di arti marziali opportunità ben maggiori rispetto a quelle d'un villaggio agricolo.


La camminata in cerchio

“Dong Hai Chuan studiò le arti marziali fra i monti, sotto la guida del taoista Bi Dengxia. I suoi duri esercizi si protraevano dal mattino alla sera. Si narra che Dong studiasse, allora, il solo Cambio di Palmo Singolo. Inoltre, non esisteva ancora il nome del Ba Gua Zhang, perché lo inventò lo stesso Dong Hai Chuan.
Si racconta, poi, che Dong, fatto ritorno al suo villaggio, cadde in disgrazia e dovette darsi alla fuga. Trovò rifugio nella quiete d'un certo tempio, che sorgeva nella parte occidentale della Capitale. Una notte, nel bel mezzo del sonno, vide le statue degli Spiriti custodite nel tempio sollevarsi tutte insieme per mettersi a girare nella sala. Dong si unì a loro, ruotando a destra ed a sinistra con la velocità del lampo.
In seguito all'accaduto,Dong realizzò i principi della rotazione nel Palmo degli Otto Trigrammi. Ma questo racconto, elaborato dai posteri, è una favola, non è la verità, e deriva dalla consuetudine di procedere in cerchio mentre si ruotano i palmi.”

(DA CHENG SHI BA GUA ZHANG, DI LIU JINGRU E MA YOUQING, TRADUZIONE DI LORIANO BELLUOMINI IN WUDANG NEWSLETTER)

Qualche biografo ipotizza che, intorno ai trent'anni, Dong Hai Chuan, avesse aderito alla setta religiosa Quanzhen, apprendendo una pratica meditativa basata sulla deambulazione in cerchio.

Tale consuetudine si riscontra, però, in un'altra scuola taoista, la Long Men, o “Porta del Drago”, i cui adepti usano recitare, ogni mattina ed ogni sera, delle litanie mentre camminano lungo un ideale diagramma Taiji.

Tale pratica, definita Zhuan Tian Zun , “Roteare adorando il Cielo”, svilupperebbe, in coloro che la coltivano, il senso della fermezza nel movimento.

Il Professor Kang Gewu non ritiene improbabile che Dong Hai Chuan vi si sia ispirato per formulare la sua disciplina di combattimento.

Secondo il Maestro Jerry Alan Johnson, i taoisti della Cina meridionale praticano una forma di meditazione chiamata “Palmo della Suprema Vacuità della Natura”, che prevederebbe la deambulazione in tondo, con lo sguardo costantemente rivolto verso il centro del movimento. Anche questa pratica potrebbe, ovviamente, avere stimolato la fantasia di Dong Hai Chuan.


Alla corte dei sovrani Qing

Comunemente, si ritiene che, nell'età matura, Dong Hai Chuan fosse entrato al servizio della famiglia imperiale in qualità d'eunuco.

“Quando raggiunse la maggiore età,…” si legge sulla stele funeraria del 1883 “… con nostro grande dolore il Maestro fu evirato.”

Non si conoscono i motivi che indussero Dong a prendere una tale decisione.
In genere, si operava questa terribile scelta per allontanare da sé la taccia d'infedeltà verso la dinastia imperiale, oppure per sottrarsi alla povertà, od, infine, per arricchirsi appropriandosi dei beni dello stato.

La castrazione avveniva seguendo una precisa procedura. Quest'ultima si trovava minuziosamente illustrata in un'iscrizione, ch'era esposta fuori da una porta del Palazzo Imperiale.
“Quando sta per essere operato, il paziente viene posto in posizione semi supina sopra una larga panca. Un uomo, accovacciato dietro di lui, lo afferra alla vita, e ad un altro si ordina di badare a ciascuna gamba. Si avvolgono stretti bendaggi attorno alla regione ipogastrica ed a quella inguinale. Si bagnano tre volte il pene e lo scroto con un decotto caldo di drupe di pepe, quindi, se il paziente è adulto, gli si domanda con solennità se si sta pentendo o se si pentirà mai della sua decisione.
Se appare dubbioso, lo si sbenda e lo si lascia andar via. Se il suo coraggio resta saldo, come di solito avviene, tutte le parti vengono rapidamente asportate con un colpo di coltello dalla forma falcata, un tappo di peltro viene inserito nell'uretra e si copre la ferita con carta intrisa d'acqua calda, per poi bendarla strettamente.
Il paziente, assistito da due uomini, viene fatto deambulare attorno alla stanza per due o tre ore, dopo di che gli è permesso di mettersi a giacere. Per tre giorni egli non riceve bevande né può rimuovere il tappo dalla ferita. Trascorso il termine, la medicazione viene cambiata, e l'urina che si è accumulata viene fatta defluire. La ferita, in genere, cicatrizza in un centinaio di giorni. Circa due casi su cento risultano fatali.”


Gli eunuchi della Città Proibita

La castrazione della servitù era una pratica molto diffusa presso le corti orientali, ed aveva lo scopo di preservare le donne degli harem da gravidanze sospette: i potenti volevano essere assolutamente certi della loro discendenza.
In Cina, furono i sovrani Ming (1368 - 1644) a stabilire che il personale di servizio fosse costituito esclusivamente da donne e da eunuchi. Il numero di questi ultimi andò progressivamente crescendo: da un centinaio, nel XVI secolo, a settantamila nel XVIII.
Generalmente, si trattava di delinquenti comuni che, sottoponendosi all'evirazione, e consacrandosi al servizio dei regnanti, potevano evitare i rigori della legge.
Si riteneva che, costretti a rinunciare ad una propria famiglia, i servitori fossero indotti ad una maggior fedeltà verso il sovrano. In realtà, la consuetudine con i regnanti tornò ad esclusivo vantaggio degli eunuchi, che, spesso, ricevettero incarichi di grande importanza, benché non avessero nessuna preparazione specifica per poterli assolvere. Anzi, la loro ignoranza causò, frequentemente, dei danni allo stato, e la loro predisposizione al crimine non fece che diffondere la corruzione.


L'ipotesi della commutazione di pena

“…Quando Dong Hai Chuan stava apprendendo l'Arte, il suo maestro tentò, più volte, di persuaderlo a “lasciare la casa” (“diventare un eremita”), ma Dong non acconsentì. Una volta ch'ebbe acquisito l'Arte, si apprestò a lasciare le montagne. Il Maestro, allora, gli disse: “Tu, alla fine, giungerai a ritenere l'”uscire di casa” come una casa a cui far ritorno; quando ti troverai in una situazione difficile, non scordare le mie parole!”
In seguito, le circostanze costrinsero Dong a comprendere, pian piano, ciò che il Maestro gli aveva detto. Egli capì che un eunuco era, anch'egli, una sorta d'eremita. Trovarsi al di fuori d'un gruppo familiare o vivere in un “corpo freddo” (cioè nella condizione d'un eunuco) non è, forse, la stessa cosa? Ritornò, quindi, alla legalità come “uomo uscito da casa”, e divenne sovrintendente agli eunuchi, scontando, così, la pena che comportava il suo reato. Le cose andarono proprio così: Dong si fece assumere tra i servi del Palazzo per sottrarsi alla condanna!
Purificatosi della sua colpa, fece il suo ingresso alla corte del principe Su, e cominciò ad occuparsi delle sue incombenze…”

(DA CHENG SHI BA GUA ZHANG, DI LIU JINGRU E MA YOUQING)


L'ipotesi della missione segreta

Il Maestro Li Ziming, una delle massime autorità del Ba Gua Zhang, nel 1986 pubblicò un articolo sulla “Rivista Cinese di Arti Marziali”. Il titolo del pezzo era “Riguardo al misteriosa storia di Dong Hai Chuan”, e le ipotesi in esso contenute appaiono davvero interessanti.

“L'abilità di Dong era avanzata - scrive Li Ziming- la sua Arte della Leggerezza era veramente buona, ed egli era in grado di spiccare balzi altissimi. Quando risiedeva nel Sud, aveva preso parte alla Rivolta dei Taiping, ed era stato convocato in udienza da Hong Xiuquan. Hong lo mandò nel Nord, affidandogli l'incarico segreto di assassinare l'imperatore Wei Fang (Xian Feng).
Giunto a Beijing, osservò che il sovrano viveva chiuso nella Città Proibita, e che la sua residenza era un labirinto di viali e porte solidamente corazzate. Si dice che tentò di entrare (nella Città Proibita) per tre volte, ma non fu capace di raggiungere il suo scopo.
Per condurre a termine l'ambizioso progetto dei Taiping, sacrificò, allora, la sua capacità di generare, ed entrò a Palazzo in qualità d'eunuco, in modo da potersi avvicinare all'Imperatore ed assassinarlo. Ma, per somma disgrazia, una volta fattosi evirare, fu destinato alla residenza del principe Su, e dovette lavorare come servo. Dopo esser stato assegnato alla suddetta residenza, non poté più compiere quanto gli era stato comandato dall'imperatore dei Taiping. Dopo la caduta dei Taiping, Dong visse in incognito.”


Questa teoria, per quanto verosimile, manca, tuttavia, di prove.


Servire il tè

Difficilmente il servitore d'un principe avrebbe avuto la libertà, ed il tempo, di praticare un'arte marziale.
Dong Hai Chuan risolse il problema con semplicità ed eleganza. Individuò, tra i gesti che, quotidianamente, doveva compiere per espletare le sue incombenze, quelli che più si adattavano alle necessità della sua disciplina, e si esercitò in segreto, attraverso il lavoro. Si dice che la pratica chiamata Servire il tè derivi proprio dagli esercizi condotti, nel modo sopra illustrato, da Dong.


Il banchetto del principe Su

Più tardi, durante una festa, Dong ebbe occasione di dimostrare la sua valentia nelle arti marziali.
Liu Jingru e Ma Youqing, in Cheng Shi Ba Gua Zhang, descrivono il fatto come segue.

“…C'era un maestro di arti marziali di nome Sha Hui Hui. Egli venne a sapere che il principe Su desiderava ingaggiare un maestro d'arme, che avrebbe alloggiato presso la sua residenza. Perciò decise di proporre sé stesso e la moglie. Il Principe vagliò il resoconto di ciò ch'egli sapeva fare, quindi fissò una data nella quale il maestro d'arme avrebbe dimostrato la sua valentia. Giunto il giorno, Sha Hui Hui diede un saggio d'abilità presso la corte. I maestri d'arme ed i cortigiani affollarono il cortile per assistere all'esibizione, così che i viottoli ed i corridoi divennero inagibili. Il Principe ordinò che fosse portato del tè agli ospiti, ma non si riusciva né ad entrare né ad uscire.
Dong, allora, spiccò un balzo dal centro del cortile, avvitandosi su sé stesso nell'aria, oltrepassò il tetto e piombò giù con il tè da servire agli ospiti. Il Principe rimase impressionato dalla sua agilità, e gli ordinò di mostrare la sua arte marziale nel cortile. Dong, sereno, procedette alla dimostrazione, ruotando a sinistra ed a destra, volteggiando in alto ed in basso, andando e venendo come un'ombra, con evoluzioni continue ed imprevedibili.
Il Principe, colpito dalla sua arte, gliene chiese l'origine. Ma, benchè Dong avesse seguito il suo maestro per molti anni, non sapeva neppure a quale corrente appartenesse il sistema di pugilato che aveva appreso, né quale fosse il suo nome. Allora improvvisò una risposta: “Ba Gua Zhang.”
Il Principe gli affidò l'incarico di sovraintendere all'insegnamento delle arti marziali presso la sua corte…”


Robert Smith, nel suo Pa -Kua: Chinese Boxing for fitness and self-defense, narra l'episodio della festa organizzata dal principe Su in modo leggermente diverso da Liu Jingru e Ma Youqing. Il Principe aveva numerose guardie del corpo, comandate da un pugile musulmano, Sha Huizi. quest'ultimo era un uomo dall'indole violenta ed arrogante, con una moglie altrettanto boriosa e che, per giunta, girava sempre armata d'una pistola. In occasione d'una festa, Dong Hai Chuan ebbe l'incarico di servire il tè agli ospiti del Principe. Ma la folla era tale ch'egli, per andare e venire dalle cucine, doveva scalare il muro del cortile ed avventurarsi sui tetti. Su, notando la destrezza con la quale il suo dipendente compiva queste strane operazioni, arguì ch'egli doveva essere un maestro di arti marziali. Immediatamente, lo fece convocare, e gli chiese se avesse dimestichezza con le discipline di combattimento. Alla risposta affermativa di Dong, ordinò a quest'ultimo di procedere ad una dimostrazione del suo stile.
L'eunuco s'esibì al cospetto degli ospiti e dei cortigiani, impressionando tutti con la sua perizia ed il suo vigore. Sha Huizi, tuttavia, si sentì minacciato: se non avesse dimostrato una superiore abilità nel Wushu, probabilmente il suo incarico sarebbe stato affidato a Dong Hai Chuan. Sfidò, allora, pubblicamente quest'ultimo, ma venne, da lui, facilmente sconfitto. Deciso a vendicarsi, il pugile musulmano s'introdusse, nottetempo, negli alloggi dell'eunuco, portando con sè un pugnale.
Nel frattempo, sua moglie, appostandosi accanto ad una finestra, si preparava ad intervenire sparando.
Dong Hai Chuan aveva, però, sospettato un agguato, e fu lui a sorprendere la donna, disarmandola. Dopodichè affrontò Sha Huizi, e lo scaraventò al suolo, facendogli perdere i sensi. L'aggredito sapeva che i suoi attentatori avevano agito contro di lui perchè spinti dalla frustrazione. Sha Huizi era, infatti, un uomo prossimo alla rovina, potendo considerare ormai perso il suo impiego. Non fu, allora, difficile, per Dong Hai Chuan, perdonare i due coniugi e, come parziale riparazione ad un danno che, involontariamente, aveva provocato, proporre a Sha di divenire suo allievo.


Legittimi dubbi

Tutti gli epitaffi ed i racconti relativi alla vita del Maestro riferiscono che Dong abbia prestato servizio nella guardia del principe Su.

Se non che, tra i militari cinesi del XIX secolo non venivano ammessi gli eunuchi.

Per di più, le biografie di Dong Hai Chuan sostengono ch'egli abbia conservato una forza non comune fino alla vecchiaia, e che, in tutta la sua vita, non abbia mai perso un combattimento.

Ciò appare inconciliabile con lo stato in cui, dopo l'evirazione, viene a trovarsi un uomo. Di regola, infatti, la muscolatura perde il suo tono e diviene flaccida, mentre il corpo di Dong, si racconta, rimase “duro come il ferro” fino agl'istanti che precedettero la sua morte.

Il Maestro americano Dan Miller, in un interessante articolo pubblicato sulla rivista “Pa Kua Chang Journal”, sostiene che la soluzione di questi misteri vada cercata in uno degli epitaffi risalenti al 1883:
“…Dong (…) entrò nella residenza del principe Su affermando di essere un eunuco (…)”, cioè spacciandosi per tale.


I primi allievi

Il Maestro Li Ziming, in un articolo pubblicato sulla “Rivista di Arti Marziali”, racconta che l'abilità di Dong nel combattimento venne scoperta da un servitore del principe Su.

Questi, tale Chuan Kaiting, riuscì, dopo svariati tentativi, a farsi accettare come allievo dall'eunuco (vero o presunto che fosse).

In seguito, molti altri, presso la residenza del principe Su, appresero le arti marziali da Dong Hai Chuan. Pare, tuttavia, che quest'ultimo limitasse la sua didattica esclusivamente al Luohan Quan, un non meglio specificato “Pugilato dei Discepoli di Buddha”, sicuramente simile al sistema di combattimento usato dai monaci di Shaolin.

Un racconto, probabilmente privo di fondamento storico, narra di come il Maestro rivelò il suo personale stile di lotta.

Un giorno - narra la storia - si presentò al palazzo del principe Su un esperto di arti marziali. Egli diede una dimostrazione della propria valentia con la spada, suscitando l'ammirazione degli spettatori.

Dong Hai Chuan si esibì a propria volta, svelando il suo reale modo di combattere a mani nude: l'entusiasmo dei presenti fu incontenibile. Gli allievi, letteralmente, lo assalirono, supplicandolo di trasmetter loro quella superba disciplina.

Pare che, all'inizio, Dong Hai Chuan abbia chiamato il suo sistema di combattimento Zhuan Zhang, “Palmi Vorticanti”, e che solo più tardi l'abbia definito Ba Gua Joushen Lianhuan Zhang, “Corpo elastico e Palmi in movimento continuo secondo la teoria degli Otto Trigrammi”, o, più semplicemente, “Ba Gua Zhang”.


Un confronto incruento

Il valore di Dong Hai Chuan venne, spesso, confermato dai suoi combattimenti.
Una volta, presso l'abitazione del principe Su Wang, l'eunuco si mise in urto con un certo maestro di Wushu.

Quest'ultimo s'era risentito perché l'altro aveva criticato l'eccessiva complessità dell'arte da lui praticata, che appariva esteticamente accattivante, ma che, alla prova dei fatti, doveva risultare inefficace.

I due vennero alle mani, e Dong, per nulla intimorito, giunse a dare al suo avversario una lancia, esortandolo a colpirlo con quella.

L'altro, fuori di sè dalla rabbia, vibrava botte tremende, cercando di trafiggerlo. Ma Dong, con calma ed abilità, eludeva ogni colpo.

Al colmo dell'ira, il suo avversario riuscì, comunque, a spingerlo contro un muro, deciso ad inchiodarvelo.
La lancia saettò in un formidabile affondo, ma la cuspide incontrò l'ammattonato, nel quale s'infisse per ben quattro dita.

Seduto in cima al muro, Dong Hai Chuan guardava il suo avversario con commiserazione, e rideva.

“A che pro” - gli disse - “la vostra energia si manifesta in maniera così violenta? Ve l'avevo detto: quanto avete studiato è troppo fiorito e falso. Ci credete, adesso?”
L'altro, umiliato, se ne andò.


Il discepolo

Yin Fu, noto anche come Yin De An e Yin Shou Peng, fu lo studente che, per più tempo, rimase a contatto con Dong Hai Chuan, ricevendo, per primo ed in modo completo, l'insegnamento del Ba Gua Zhang.


Adolescenza difficile

Originario di Zhang Huai, un villaggio appartenente alla contea di Ji, nella Provincia dell'Hebei, nacque nel 1841.
Suo padre, Yin Lao Shan, faceva l'agricoltore. Probabilmente, Yin Fu avrebbe continuato l'attività paterna se una siccità, seguita da un'alluvione, non avesse portato alla rovina i contadini della sua regione.
Spinto dalla necessità, si recò, ancora giovanissimo, a Beijing, dove, inizialmente, lavorò come apprendista presso un fabbricante di lame.
In seguito divenne un venditore ambulante di dolci e frittelle. Pose, nel suo lavoro, una dedizione ed un impegno straordinari: alle prime luci dell'alba, si recava, rapido, al forno, dove si piccava di scegliere, per primo, le leccornie più appetitose. Quindi se ne andava vicino al palazzo del principe Su, dove smerciava i suoi dolci ancora fragranti. La gente del quartiere, ormai, lo conosceva come “trecce fritte Yin”.


Difendersi per sopravvivere

Il commercio di frittelle non doveva essere un'attività particolarmente lucrosa, se, come si tramanda, Yin Fu ebbe, da giovane, un aspetto alquanto dimesso. Il ragazzo era piuttosto alto, ma molto magro ed anche un po' emaciato. Qualcuno, infatti, lo chiamava “Yin lo Smilzo”.

Un tipo simile, giovane, solo ed, in apparenza, debole, rappresentava una preda ideale per i criminali che, allora, infestavano, numerosi, la Capitale.
Ed infatti, - narra il Maestro Yang Gun, depositario di terza generazione dello Yin Shi Ba Gua Zhang - Yin Fu finì vittima d'una rapina. Rimasto traumatizzato, sentì la necessità di tutelarsi, ed intraprese una severa pratica delle arti marziali. Forse conosceva già qualche tecnica, come Tan Tui (“Calci Scattanti”) o Paoquan (“Colpo di Cannone”) o, forse, improvvisò il suo addestramento acquisendo, via via, le sue conoscenze. Com'è ancor oggi comune in Cina, era solito esercitarsi nei parchi.


L'incontro con Dong Hai Chuan

Dong Hai Chuan, che, ogni mattina, faceva una passeggiata intorno alla residenza del principe Su, conosceva di vista il giovane ambulante. Notando che, da qualche tempo, egli aveva preso ad allenarsi, e che dimostrava pure un discreto talento per il Wushu, gli chiese se mai desiderasse praticare sotto la sua guida. Il giovane, naturalmente, ne fu lieto, e, ben presto, ricevette dal Maestro Dong un solido addestramento nel Luohanquan (“Pugilato dei Discepoli di Buddha”).
Altre biografie sostengono che Yin Fu sarebbe stato un esperto di Mei Hua Quan (“Pugilato del Fiore di Prugno”) e di Lianhuan Tui (“Calci Continui”). Conoscendo la fama di Dong Hai Chuan, egli sarebbe andato a vendere i dolci attorno al palazzo del principe Su con lo scopo d'incontrare il Maestro. Fattosi, successivamente, notare da lui, ne divenne allievo, apprendendo il Luohanquan.

Il Maestro Xie Pei Qi narra una terza versione dei fatti. Yin Fu, stando a questo racconto, sarebbe stato un esperto di She Xin Quan (“Pugilato della Lingua del Serpente”), sistema che avrebbe studiato fin dall'infanzia. Giunto a Beijing, e conosciuta la fama di Dong Hai Chuan, si recò presso il palazzo del principe Su, e sfidò il Maestro. Questi, all'arrivo dell'antagonista, stava tenendo una borsa colma di tabacco nella mano sinistra. Protese, dunque la destra, volgendo il palmo in alto, e disse al giovane. “Inizia tu!”
Quello gli sferrò subito un attacco al viso, ma il suo avambraccio incontrò la mano dell'avversario. Tentò di reagire, finendo, però, intrappolato. A questo punto, le dita di Dong lo raggiunsero alla bocca, facendogli cadere due incisivi. Il Maestro s'era servito della sola mano destra; la sinistra non aveva mai lasciato la borsa con il tabacco!
Riconoscendo la propria sconfitta, Yin Fu s'inginocchiò dinanzi a Dong Hai Chuan, e gli chiese d'ammetterlo fra i suoi allievi. E, poiché l'altro rifiutava, minacciò: “Se non mi prendete come studente, resterò inginocchiato qui, e morirò davanti a voi!”
Proprio allora sopraggiunse il principe Su, il quale s'informò di quanto stava accadendo. Egli notò l'aspetto dimesso e la gracile costituzione del giovane Yin, che contrastavano con la sua determinazione. Esortò, allora, Dong perché si compiacesse d'accettare quel giovane come discepolo. Ma il suo subalterno manteneva un'espressione scettica. “Sarò io stesso - disse, allora, il Principe - a presentare l'allievo al maestro!” A Dong non rimase che inchinarsi alla sua volontà.
Ogni pomeriggio, Yin Fu attendeva il maestro presso la residenza del Principe Su, nella quale gli era proibito l'ingresso, e riceveva un addestramento incentrato sul Luohanquan.


Un lungo soggiorno in Mongolia

Il principe Su era signore di diverse terre nella Mongolia Interna, e da queste traeva, periodicamente, una cospicua rendita. Egli affidò la riscossione dei tributi a Dong Hai Chuan, che, allora, godeva della sua fiducia.

Yin Fu decise di accompagnare il suo maestro al di là della Grande Muraglia, e, venduta l'attività commerciale, ne ricavò una somma con cui sopperire alle spese del viaggio.

Insegnante ed allievo trascorsero in Mongolia una decina d'anni. Vissero un'esistenza molto appartata, senza contatti con la popolazione locale. Da questa li separavano la differenza etnica e l'autorità che a Dong derivava dal suo incarico.

“…Quando Dong ricopriva il suo incarico alla corte del principe Su, gli venne ordinato da quest'ultimo di recarsi oltre la Grande Muraglia per raccogliere la tassa sul grano. In una certa occasione, varie decine di guerrieri muniti di armi acuminate lo circondarono e lo attaccarono da ogni lato. Dong penetrò fra i nemici come una spola e li tenne a bada, vorticando, agile, come un tornado. Bloccò qualunque iniziativa, e non ci fu alcuno (degli aggressori) che non venne sbaragliato. Allora quelli caddero in ginocchio, e lo riconobbero come un autentico maestro. In seguito a quell'episodio, Dong divenne famoso anche al di fuori della Grande Muraglia… .”
(DA CHENG SHI BA GUA ZHANG, DI LIU JINGRU E MA YOUQING, TRADUZIONE DI LORIANO BELLUOMINI IN WUDANG NEWSLETTER)

La diversa posizione sociale implicava, inoltre, la subordinazione di Yin Fu al suo maestro, il che non favoriva l'instaurarsi d'un rapporto confidenziale fra i due.

Dong, dedicava tutto il suo tempo libero all'allievo, che poté, in tal modo, fruire di tre lezioni quotidiane: al mattino, intorno al mezzogiorno ed alla sera. In quattro anni, la trasmissione dell'intero sistema Luohanquan fu, perciò, completata.

L'addestramento successivo riguardò, in modo esclusivo, il Ba Gua Zhang.

Il maestro Zhu Baozhen racconta che, sulle prime, Yin Fu studiava con passione le tecniche di palmo e di calcio, ma trascurava d'allenarsi nella camminata in cerchio, caratteristica dello stile.
Dong "...lo esortò ripetutamente a praticare tutto, ma lui non ne aveva voglia: rispondeva con insolenza, e manifestava disprezzo verso i Palmi degli Otto Trigrammi in Concatenazione Continua ("Ba Gua Lianhuan Zhang"). Nascondendo la propria contrarietà, e le intenzioni che lo animavano, Dong l'affrontò, dicendogli: "Se ne ridi ancora, perderai i tuoi denti!" Ma Yin Fu, non diversamente da prima, rideva senza posa. D'improvviso, Dong lo colpì con due dita, cavandogli due incisivi. Yin Fu rimase assolutamente sorpreso, e, da quel momento, si dedicò allo studio di tutti gli aspetti del Ba Gua Zhang ..."

Più tardi, Dong Hai Chuan venne richiamato a Beijing.
Qui riprese le sue precedenti attività, fra le quali v'era l'insegnamento delle arti marziali. A nessuno dei suoi studenti trasmise, tuttavia, alcunché di diverso dal Luohan Quan.
Grazie al suo interessamento, Yin Fu venne assunto dal Principe Su come istruttore delle guardie.


Ma Weiqi

Non molto tempo dopo, Dong Hai Chuan incontrò un giovane appassionato di arti marziali, e, rimastone favorevolmente colpito, decise d'istruirlo nel Ba Gua Zhang.

Il nuovo allievo si chiamava Ma Weiqi, ed era originario di Beijing. Vendeva carbone in uno dei quartieri orientali della città, ed era noto per la sua forza prodigiosa. Le incombenze del suo lavoro erano diventate una sorta di allenamento quotidiano. Ma Weiqi coltivava, infatti, la sua eccezionale prestanza fisica con un mezzo semplice ed efficace: trasportando ceste di carbone pesanti oltre novanta chili.

Dong non nascondeva la sua simpatia per questo giovane. Ma una lesione riportata in combattimento stroncò la vita dell'allievo a soli ventotto anni.


Shi Jidong

Uno degli studenti di Yin Fu, di nome Yang Jun Feng, si batté contro il cugino del proprio maestro, Shi Jidong, infliggendogli una dura sconfitta. Quello si recò, in seguito, dal suo congiunto, chiedendogli d'essere ammesso fra i suoi allievi.
Ma Yin Fu ne aveva ritegno, e decise di presentarlo allo stesso Dong Hai Chuan. Questi non solo ebbe la compiacenza d'accoglierlo, ma finì pure per trasmettergli la sua segreta disciplina.


Un altro colpo del destino

“…Più tardi, molte altre persone che non appartenevano alla corte (del principe Su) chiesero d'imparare l'Arte (del Ba Gua Zhang) e qualcuno accusò Dong di coltivare troppe relazioni (con individui estranei). Allora Dong fu espulso dalla corte. Ma vi furono alcuni membri della Famiglia Imperiale che accolsero Dong, permettendogli di risiedere nei giardini della loro corte. Mariti e mogli, tutti studiarono con Dong. ...”
(DA CHENG SHI BA GUA ZHANG, DI LIU JINGRU E MA YOUQING, TRADUZIONE DI LORIANO BELLUOMINI IN WUDANG NEWSLETTER)


L'inizio della leggenda

“…Un giorno, una di queste coppie sedeva al piano superiore. I due sentirono la voce di un bambino che rideva provenire da sopra il tetto, aprirono la finestra per guardare e videro Dong che, portando sulla schiena il loro bambino, saltava sul tetto. Egli stava dicendo “Salirai con me sulle nuvole e potrai divertirti con loro.”
Il bambino rise ancor più forte.
Il giorno dopo, quella certa coppia chiese di studiare il metodo “salire sulle nuvole”, ma il maestro Dong non acconsentì.

Un giorno Dong e numerosi studenti s'erano riuniti sopra la sala per parlare di pugilato, e c'erano molti uccelli che cantavano sulla cima del tetto; il loro strepito lo disturbava, quindi uscì di casa, spiccò un balzo e ne agguantò tre. Il gruppo di studenti chiese di apprendere il metodo per saltare così, ma Dong, ridendo, disse: “Perché volete imparare quest'arte? Volete forse diventare dei ladri?” Ed, alla fine, nessuno ricevette l'insegnamento… . “

(DA CHENG SHI BA GUA ZHANG, DI LIU JINGRU E MA YOUQING, TRADUZIONE DI LORIANO BELLUOMINI IN WUDANG NEWSLETTER)


Ma Gui

Il migliore fra i discepoli di Yin Fu era Ma Gui (1853-1940, o 1857-1941), del distretto di Lan Shui, nell'Hebei. Nato presso una famiglia che viveva della lavorazione del legno, ebbe, da bambino, una complessione gracile. Debole di membra, introverso e taciturno, intraprese la pratica delle arti marziali dedicandosi, da ragazzo, al Tian Gang Quan.
Intorno ai diciotto anni, conobbe Yin Fu, ed iniziò a studiare il Ba Gua Zhang sotto la sua guida.
Il suo primo incontro con Dong Hai Chuan fu contrassegnato da una leggera nota umoristica.
Era la festa del Capodanno cinese. Yin Fu ed i suoi allievi s'erano recati dal caposcuola per omaggiarlo. Gli occhi di Dong Hai Chuan si posarono, incuriositi, su Ma Gui. “Tu hai uno strano aspetto.” - disse il Maestro - “Chi sei, e che cosa fai, nella vita?”
L'altro gli rivelò il suo nome, aggiungendo: “Mi piace dipingere i carapaci dei granchi; li vendo come ninnoli.”
“Allora t'insegnerò il Palmo del Granchio!”, rispose Dong.
Al momento, queste parole sembrarono una battuta di spirito. Il Maestro, invece, mostrò a Ma Gui un particolare colpo con il dorso della mano, che, in effetti, ricordava certi movimenti compiuti dai granchi. Questo modo di combattere si confaceva perfettamente al giovane allievo. Ma Gui non era più alto di un metro e cinquanta centimetri; i suoi condiscepoli lo chiamavano, scherzosamente, “il Nano”.
Tuttavia, fu proprio la sua bassa statura che, grazie al Xie Zhuan Zhang, o “Palmo del Granchio”, lo rese invincibile. Ma Gui combatteva in modo inconsueto, con gli arti superiori protesi in alto davanti a sé, come due chele. Da questa posizione, sferrava precisi colpi montanti, che coglievano l'avversario ai punti vitali.
A ventitré anni, lasciò il suo precedente lavoro di servitore per avviare un'attività di robivecchi. Seguì la scuola di Yin Fu più a lungo di qualunque altro allievo, specializzandosi nelle tecniche ispirate ai movimenti attribuiti all'Unicorno (Qilin), e diventando noto come “Gomito di Ferro”.

Dong Hai Chuan soggiornò per qualche tempo presso di lui, trasmettendogli preziose nozioni sul Ba Gua Zhang, ed, in particolare, le tecniche meditative della disciplina.
Un altro, importantissimo, insegnamento, fu l'arte di perturbare il flusso energetico del corpo umano toccando precise zone anatomiche. Ma Gui affrontò vittoriosamente tutte le sfide dirette alla scuola di Yin Fu, e si guadagnò un'ottima reputazione per aver sconfitto un valente lottatore russo ed un esperto di Taijiquan della scuola Yang. In genere, il suo nome compare fra quelli degli allievi diretti del Maestro Dong.

La creazione della tecnica nota come Dian Xue (“Pressione sui punti d'Agopuntura”), viene, tradizionalmente, attribuita a Zhang Sanfeng, un medico del XIV° secolo.
Grande alchimista e filosofo, egli trascorse la sua vecchiaia sul monte Wudang, sacro al dio della Guerra Xuandi. Visse come un eremita, componendo alcuni tra i più profondi testi della tradizione taoista, e mettendo a punto un'arte marziale che, più tardi, sarebbe divenuta il Taijiquan. La sua reputazione fu altissima, tanto che i sovrani della dinastia Ming (1368-1644) gli attribuirono la nomea d'immortale.

Sul monte Wudang è rimasta viva, fino ad oggi, la tradizione delle arti marziali. A conservarla furono i monaci taoisti, ch'eccelsero, in particolare, nel maneggio della spada. Le discipline da loro praticate contengono elementi che si ritrovano nel Ba Gua Zhang.


Uno scandalo

Durante il suo soggiorno in Mongolia, Yin Fu era rimasto vedovo. Aveva, perciò, deciso di prendere nuovamente moglie. Si dice che questa donna fosse una concubina, della quale s'era profondamente innamorato.
Ma, per le convenzioni sociali dell'epoca, un matrimonio di questo genere appariva del tutto contrario al decoro. Con il suo atto azzardato, Yin Fu s'era esposto alla riprovazione generale.

Quale suo maestro, Dong Hai Chuan si sentì coinvolto nello scandalo, e, non volendo perdere la sua rispettabilità, sciolse ogni relazione con il disonorato allievo. E, poiché desiderava lasciare il Ba Gua Zhang in eredità ad un successore, decise di trasmettere il suo metodo ad altri studenti. Questi ultimi vennero accuratamente selezionati fra i migliori esperti d'altri stili.


Come insegnava Dong Hai Chuan

Si ritiene che il sistema di combattimento trasmesso da Dong Hai Chuan fosse distinto in otto sezioni, ciascuna delle quali veniva identificata dal nome d'un animale.

Ognuna di tali suddivisioni costituiva, di per sé, un'arte marziale completa.

Le tecniche più importanti erano la deambulazione in cerchio, i “cambi di palmo” ed il protratto mantenimento di otto posture, associato alla caratteristica esecuzione di passi del Ba Gua Zhang.

Il Maestro Wang Xiang Zhai, fondatore della scuola Yi Quan, affermava, tuttavia, che lo stile di Dong Hai Chuan fosse molto più semplice, fondandosi esclusivamente sui “cambi di palmo” singolo e doppio.
In effetti, quanto esposto nei “ Canti Segreti “ del Ba Gua Zhang , insieme alla struttura sobria ed essenziale dei più antichi esercizi tramandatici, sembrerebbe confermare tale ipotesi.

Dong Hai Chuan insegnò pure diverse tecniche di Qigong, il sistema per controllare le risorse energetiche dell'organismo.
Trasmise quest'arte anche a coloro che non si dedicavano alle discipline marziali, o che s'interessavano ad esse solo marginalmente. Uno d'essi fu, per esempio, Fan Zhi Yong. Egli s'occupò, principalmente, del Qigong, tanto che qualche ha messo in dubbio la sua conoscenza del Ba Gua Zhang. Ma, sulla stele funeraria del Maestro Dong, il suo nome compare al ventisettesimo posto fra quelli dei discepoli diretti. Inoltre, il suo metodo di combattimento viene ancora praticato a Beijing.


Cheng Tinghua

Il primo dei nuovi allievi era un campione di Shuaijiao, la lotta cinese.
Proveniva da un villaggio dell''Hebei, Cheng, nella contea di Shen, ed, a Beijing, gestiva una rivendita d'occhiali.
Il suo nome era Cheng Tinghua, ma tutti lo conoscevano come “Occhiali Cheng”.
Dotato d'una complessione robusta, praticava il Baoding Shuaijiao, una forma di lotta che, allora, godeva d'una vasta popolarità nella capitale.

Peculiarità della sua disciplina era l'impetuosità dei gesti, grazie alla quale l'avversario, al primo tocco, veniva, immediatamente, scaraventato al suolo. Nell'ambiente dello Shuaijiao, la scuola Baoding era nota come “Stile di Lotta Rapido”.

Secondo alcune fonti scritte, Cheng Tinghua venne presentato a Dong Hai Chuan da Yin Fu.
Molti maestri di Ba Gua Zhang negano, tuttavia, questo fatto.

Cheng Tinghua divenne, probabilmente, allievo di Dong Hai Chuan dopo che quest'ultimo ebbe litigato con Yin Fu.
Fra i due discepoli del grande maestro, stando a quanto si racconta, non si stabilirono mai dei buoni rapporti.
Anzi, la prima volta che si videro, Yin Fu aggredì subito Cheng Tinghua, e lo scaraventò in un gran recipiente di tè.

Cheng Tinghua si dimostrò assai versato nel Ba Gua Zhang, e divenne lo studente migliore di Dong Hai Chuan. Quest'ultimo trasmetteva i principi del suo stile adattandoli, caso per caso, alle caratteristiche psicofisiche ed all'esperienza pregressa dei suoi allievi. In tal modo, Cheng Tinghua potè fondere con il Ba Gua Zhang diverse tecniche del Baoding Shuaijiao.


Cheng Dianhua

Cheng Tinghua era il terzo di quattro fratelli. Il minore fra loro, Chen Dianhua, portava il soprannome di Lao Dian, “Vecchio Palazzo”, e la gente lo chiamava pure “il Quarto Anziano”.
Alto di statura, grosso e muscoloso, aveva la vita stretta e le spalle assai larghe. Era dotato di molta forza, e, fin da piccolo si era dedicato assiduamente alle arti marziali.
Anche lui, come il fratello, aveva lasciato il villaggio di Cheng, e s'era trasferito a Beijing.

Dong Hai Chuan, al quale fu, verosimilmente, presentato da Cheng Tinghua, lo volle come suo discepolo, e decise d'introdurlo al Ba Gua Zhang.

Il sistema d'allenamento nel quale, più tardi, mostrò di eccellere, si chiamava Ba Gua Zhan Shen Qiang. Esso mirava, specificamente, ad incrementare la forza fisica, ed, a questo scopo, faceva uso d'una particolare lancia.


Una zona pericolosa

Il distretto di Shen, dal quale provenivano Cheng Tinghua e Cheng Dianhua, era ubicato nell'area centro-meridionale dell'Hebei. Le strade di questa zona erano infestate dai banditi, e molti praticanti di arti marziali si guadagnavano da vivere scortando i viandanti. Ovviamente, i locali maestri di Wushu avevano un'ottima reputazione.


La scuola di Li Nengran

Tra questi, uno dei più celebri era Li Nengran (1809-1890), depositario dello stile Xing Yi Quan.

Quattro dei suoi allievi erano conosciuti da tutti per la loro abilità: Cha Yi Zhai (1833-1914), Song Shi Rong (1849-1927), Guo Yunshen e Liu Qilan.
I primi due s'erano trasferiti nella vicina Provincia dello Shanxi, mentre gli altri continuavano a risiedere nell'Hebei.

Fa questi ultimi, Guo Yunshen era quello dal carattere più impetuoso. Visse un'esistenza ricca d'avventure, ed ebbe due allievi di grande valore: Sun Lutang e Wang Xiang Zhai.
Liu Qilan , più tranquillo, era un soggetto che non amava le grandi città. Preferiva starsene in campagna, dove, spesso, lo raggiungevano esperti d'altre scuole di combattimento. Egli si confrontava volentieri con loro, ma, spesso, gli era sufficiente un breve colloquio per convertirli al suo metodo.
Tra i suoi migliori allievi, Liu Qilan ebbe alcuni ragazzi del contado, che, più tardi, studiarono anche il Ba Gua Zhang.


Li Cunyi

Il villaggio di Nan Xiao Ying sorgeva nel turbolento distretto di Shen. Durante il 1847 vi nacque Li Cuny, anche noto come Li Su Tang e Li Zhong Yuan.
La sua famiglia era poverissima, e non potè permettersi di mantenerlo agli studi.
Fin da piccolo, Li Cunyi lavorò alle dipendenze del proprietario d'un carro, trasportando merci a pagamento.
Si avvicinò alle arti marziali attraverso lo studio del Chang Quan (“Pugilato Lungo”) e, pian piano, vi si appassionò.
Prese anche a viaggiare in cerca di maestri, e coinvolse nell'iniziativa un gruppo d'amici, tra i quali Zhang Zhaodong, ed un proprio cugino, Geng Ji Shan.

Divenne presto amico di Cheng Tinghua, che, allora, risiedeva nella stessa zona, e gli era quasi Intorno ai vent'anni, Li Cunyi si recò, insieme agli amici ed al cugino, ad incontrare il Maestro Liu Qilan.
Quest'ultimo ricevette una buona impressione dai ragazzi, e decise di accettarli come allievi. Per molti di loro, seguire le lezioni di Xing Yi Quan implicò, tuttavia, lunghi e frequenti viaggi a piedi.

Li Cuny frequentò il Maestro Liu Qilan per oltre un decennio, divenendo uno dei migliori esponenti della sua scuola.

Di tanto in tanto, si recava pure a Beijing, per mantenere i contatti con il suo amico Cheng Tinghua.
A lui trasmise molte nozioni sullo Xing Yi Quan, e, quando seppe che apprendeva le arti marziali dal celebre Dong Hai Chuan, gli chiese d'essere iniziato al Ba Gua Zhang.

Ma l'altro, che aveva sempre ammirato la sua bravura nel Wushu, e che, per giunta, gli era inferiore d'età, se ne vergognò.

Lo condusse, invece, dal Maestro Dong, nella speranza che questi l'accettasse come allievo. Ma quello, dapprincipio, non ne volle sapere. Cambiò idea soltanto perché Cheng Tinghua ed un altro studente, Liu Feng Chun, seppero essere abbastanza persuasivi.

Ciò nondimeno, Li Cunyi fu discepolo di Dong Hai Chuan soltanto pro forma: in realtà fu il suo amico ad insegnargli l'arte del Ba Gua Zhang.


Zhang Zhaodong

Zhang Zhaodong, anche noto come Zhang Zhan Kui, proveniva dal villaggio di He Hong Yan (altri dicono da quello di Zhong Yuen), che apparteneva al distretto di Hejian, nella Provincia dell'Hebei. Figlio d'un povero contadino, era il più giovane di tre fratelli. La sua istruzione si fermò alla scuola elementare: assai presto dovette abbandonare gli studi per seguire il padre nei campi.

La sua famiglia divenne, spesso, bersaglio di prevaricazioni compiute da persone autorevoli.
Zhang Zhaodong non dimenticò mai questi dolorosi episodi, e conservò sempre, nel suo carattere, una profonda ostilità verso chi faceva del male ai più deboli.

Fin da piccolo, gli piacque la pratica delle arti marziali. Nel tempo libero, apprese il Mi Zong Quan dai maestri del suo villaggio, raggiungendo un eccellente livello d'abilità.

Più tardi, sentì decantare la potenza dello Xing Yi Quan, ed ebbe notizia d'un famoso insegnante di questo stile. Insieme al suo amico Li Cuny, e ad un gruppo di altri ragazzi, andò, quindi a trovare il maestro.

Questi si chiamava Liu Qilan, ed aveva studiato lo Xing Yi Quan sotto la guida di Li Nengran.

Tra coloro che si recarono da Liu Qilan, Zhang Zhaodong era il più giovane. I suoi compagni lo chiamavano, perciò, “fratellino”.

Zhang Zhaodong, dotato di agilità e coordinazione non comuni, progredì rapidamente nello studio dello Xing Yi Quan.
Il Maestro Liu Qilan lo ammise nella cerchia più esclusiva dei suoi allievi, trasmettendogli l'essenza dello stile. Lo addestrò nel combattimento a mani nude, quindi gli fece intraprendere lo studio delle armi.

Quando ebbe diciotto anni, Zhang Zhaodong si trovò coinvolto in una spiacevole avventura.
L'amministrazione del suo distretto imponeva, periodicamente, un tributo ai contadini.
Quell'anno, il raccolto era stato scarso, e gli abitanti delle zone agricole disponevano di limitatissime risorse finanziarie, Quando, inevitabilmente, giunse l'esattore delle tasse, si tentò di mitigarne l'intransigenza con doni e con un lauto banchetto.
Ma quello restò ligio al suo incarico e, raccolto il denaro, montò a cavallo e fece per allontanarsi dal villaggio.

Zhang Zhaodong gli piombò addosso e, con un colpo, lo sbalzò dalla sella. Quindi gliele diede di santa ragione, gli sottrasse i soldi e li rese ai compaesani.
Da quel momento, il ragazzo si guadagnò il rispetto di tutti, oltre all'appellativo di “salvatore del popolo”.

Due anni più tardi, una carestia s'abbatté sul villaggio.
Zhang Zhaodong, non avendo di che vivere, si trasferì a Tianjing. Ma giuntovi, non trovò alcun lavoro. Si ridusse, quindi, ad esibire la sua valentia nel Gong Fu agli angoli delle strade.
Qualche ammirato passante gli dava, di tanto in tanto, una moneta.

Zhang Zhaodong non riusciva, nemmeno nelle sue misere condizioni, a sopportare i prepotenti. Quando gli capitava d'assistere a qualche prevaricazione, interveniva sempre in difesa delle vittime.. Poco a poco, finì per guadagnarsi l'ammirazione della gente. Qualcuno lo definì. Addirittura, l'”uomo che ha superato il conquistatore del cielo”.
I criminali lo rispettavano, e, quando sapevano della sua presenza nei dintorni, s'astenevano dal commettere i loro reati.

Alcuni funzionari pubblici vennero a conoscenza di tutto ciò. Fecero, allora, convocare Zhang, e gli proposero di diventare un “acciuffatore di ladri”, ovvero una sorta di cacciatore di taglie.

Il giovane accettò, ed espletò bene la sua nuova funzione. La cittadinanza di Tianjing cominciò a conoscerlo e ad ammirarlo. Di lui piaceva l'ardimento, ma, più ancora, il carattere giusto e generoso.

La sua figura era imponente. Zhang Zhaodong, narra un biografo, era alto e grosso, audace nell'animo e spiccio nei modi. A differenza di altri, non si tagliò la treccia, ma si limitò ad accorciarla, rendendo singolare il proprio aspetto.

Poco dopo questi avvenimenti, giunse a Tianjing il Maestro Cheng Tinghua. Egli si trovò a dover affrontare un problema, e Zhang Zhaodong, saputolo, gli prestò assistenza.

I due finirono per diventare amici.
Zhang Zhaodong sapeva bene chi fosse il forestiero, e non gli nascose che avrebbe imparato volentieri la sua disciplina di combattimento. Cheng Tinghua fu lieto di accontentarlo, e gli propose, inoltre, di fargli conoscere Dong Hai Chuan.

Zhang Zhaodong non ebbe difficoltà nel recarsi, di tanto in tanto, a Beijing. Spesso, infatti, raggiungeva la capitale per rintracciarvi malviventi rifugiativisi da Tianjing.

Cheng Tinghua potè, allora, presentarlo al Maestro Dong, permettendogli d'apprendere il Ba Gua Zhang dal suo stesso creatore.


La Divina Mano Frantumatrice

Fra i maestri di Xing Yi Quan con cui Cheng Tinghua entrò in contatto, il più celebre fu, senza dubbio, Guo Yunshen.

Questi aveva studiato le arti marziali sotto la guida di Li Luo Neng, più noto come Li Nengran, e, per i suoi trascorsi, era noto come “La Divina Mano Frantumatrice”.

Un tempo, egli aveva, collaborato con le forze dell'ordine, dando la caccia ai malviventi.

Uno di questi, un certo Dou, per evitare la cattura, aveva tentato di estrarre la sua pistola. Ma Guo, più rapido, l'aveva ucciso con un pugno alla testa.
Quindi s'era immediatamente costituito alla polizia.
Venne messo alla gogna (ma i racconti su di lui affermano che, per ben due volte, si fosse liberato dai ceppi) e, successivamente, fu condannato a tre anni di carcere. La pena venne, poi, commutata dal Prefetto in lavoro coatto presso un ufficio regionale.

Durante questo periodo, Guo ebbe modo di dedicarsi, con maggior cura ed intensità, alla pratica delle arti marziali. L'occasione gli venne fornita dallo stesso Prefetto, che l'aveva incaricato d'istruire il proprio figlio nello Xing Yi Quan.


Un duello durato tre giorni

Divenuto amico di Cheng Tinghua, Guo Yunshen si recò a Beijing per incontrare l'ormai leggendario Dong Hai Chuan.

Fra i due Maestri, si narra, ebbe luogo un confronto che durò tre giorni. Dong non fece altro che girare attorno all'avversario, tenendosene a distanza. Quindi, cogliendo nell'antagonista i segni del cedimento, lo attaccò e lo sconfisse.

I cultori dello Xing Yi Quan ritengono, però, quest'episodio inventato, ed, in effetti, la vicenda presenta molti punti oscuri, soprattutto in ambito cronologico.


Liang Zhenpu

Liang Zhaoting, che fu meglio conosciuto come Liang Zhenpu, nacque il 12 Maggio del 1862.
Trascorse l'infanzia presso il villaggio di Hao Chia, appartenente al distretto di Chi, nella Provincia dell'Hebei.
Visse con la madre e due fratelli, mentre il padre, a Beijing, commerciava in abiti usati.
Quando ebbe sette anni, cominciò a praticare il Tan Tui (“Gambe Scattanti”) sotto la guida del Maestro Qing Fengyi.
A quattordici anni fu chiamato dal padre a Beijing, perché iniziasse a lavorare con lui.
Si mise, allora, in viaggio, usufruendo d'una carrozza protetta da uomini del servizio di sicurezza.
Lungo la strada, il veicolo cadde in un agguato teso da una banda di rapinatori.
Il capo delle guardie provò a parlamentare con quello dei criminali, e per cercare una più facile intesa, si espresse nel gergo della malavita locale. Ma i banditi, ch'erano forestieri, non compresero le sue frasi, e partirono all'attacco.

Uno di loro diresse la sua spada contro Liang Zhenpu. Ma il ragazzo schivò il colpo e disarmò l'assalitore lanciandogli una pietra sul polso.
Quindi atterrò l'uomo con una spazzata e raccattò la sua lama.
Scagliò un altro sasso, e colse un secondo aggressore alla testa, strappandogli un urlo e facendolo torcere dal dolore.

Il capo dei banditi rimase sconcertato da quell'energica reazione. Radunò, allora, i suoi complici, e si dileguò insieme a loro.

Liang Zhenpu ricevette un entusiastico elogio dal comandante della scorta, ed, in cuor suo, ne rimase alquanto lusingato.
Tra sé e sé, giunse a sperare che il viaggio gli riservasse qualche altro combattimento. Ma il resto del cammino si svolse senza incidenti.

A Beijing, il ragazzo iniziò il suo apprendistato nell'attività commerciale paterna. Ma il lavoro era duro, ed egli, ben presto, giunse allo stremo delle forze, cadendo ammalato.

Suo padre, che, di frequente, si recava nella residenza del principe Su, e che, perciò, conosceva Dong Hai Chuan, spiegò a quest'ultimo la situazione del figlio.
Disse che quello amava le arti marziali, e che solo se avesse potuto dedicarvisi sarebbe uscito dal suo attuale stato di prostrazione.

Il Maestro ammise, allora, il quattordicenne Liang Zhenpu fra i suoi allievi.
Era il 1877.
Per cinque anni, il ragazzo si applicò diligentemente allo studio del Wushu. Era il più giovane fra gli allievi di Dong, e questo, insieme al suo impegno, gli attirò la simpatia dei condiscepoli.
I suoi progressi furono rapidi, la sua salute migliorò ed il Maestro giunse ad insegnargli l'aspetto più profondo del Ba Gua Zhang.
La sua fama rimase inferiore a quella di Yin Fu e di Cheng Tinghua, ma ciò per motivi ch'esulavano dal suo livello d'abilità: il ceto sociale al quale apparteneva era tra i più bassi, ed i problemi economici che dovette affrontare furono gravi.


L'Invincibile Cobra

Wang Xianzhai fu il più brillante allievo di Guo Yunshen. Battè i migliori maestri cinesi del suo tempo, e sconfisse, al primo colpo, il pugile ungherese Engle, campione del mondo dei pesi leggeri.

Nel giugno del 1940, fu intervistato da un giornalista della testata Shibao.
"Il Bagua si chiamava, in origine, Zhuan Zhang..." - egli disse - "...In gioventù ebbi modo d'incontrare il maestro Cheng Tinghua, e d'assistere ad una sua dimostrazione. Nel corso d'essa, ricordo, le sue movenze sembravano quelle d'un dragone magico che volteggiava nel cielo. Un simile livello d'eccellenza è, ormai, davvero al di là della nostra portata. E, se ci riferiamo al maestro Dong Hai Chuan, il grado d'abilità era ancora più alto, tanto ch'è difficilissimo concepire un sistema di combattimento altrettanto sofisticato..." (ad. da “Kung Fu Yi Quan”, di Stefano Agostini, Ed, Mediterranee)

Cheng Tinghua, L'Invincibile Cobra, come lo chiamavano i suoi compagni di pratica, divenne il campione della scuola. Sostenne le sfide che, periodicamente, combattenti di gruppi rivali lanciavano a quello di Dong Hai Chuan, riuscendo sempre vincitore.
Ormai, si dava per certo ch'egli sarebbe divenuto il successore del Maestro.


Gli ultimi anni di Dong Hai Chuan

Sebbene la sua età fosse assai avanzata, Dong Hai Chuan manteneva una straordinaria vitalità. E, quantunque risentisse della compromissione della vista e dell'udito, pochissimi giovani potevano uguagliare la sua velocità nell'eseguire il Cambio di Palmo.

“…Da vecchio, l'abilità di Dong aveva raggiunto un livello altissimo; egli eseguiva i suoi “cambi” (di palmo) con una rapidità sovrumana: erano rari coloro che potevano stargli alla pari.
Pur dovendo far fronte a cecità e sordità, raggiunse, tuttavia lo stato di vera conoscenza ed autentica consapevolezza.
Riguardo agli altri aspetti della vita di Dong, le dicerie dei posteri sono moltissime…”

(DA CHENG SHI BA GUA ZHANG, DI LIU JINGRU E MA YOUQING, TRADUZIONE DI LORIANO BELLUOMINI IN WUDANG NEWSLETTER)

Gli aneddoti sul grande Maestro sono, infatti, numerosi e strabilianti.

Si diceva che, un giorno, sedesse con le spalle appoggiate ad una parete. Quest'ultima, improvvisamente, crollò. I presenti accorsero in aiuto di Dong, ma quello non c'era più. Si trovava in un'altra stanza, seduto sulla stessa sedia che occupava in precedenza.


Una letale superstizione

“Un allievo di Dong, Shi Jidong (conosciuto anche come Shi Liu), aveva un deposito di roba vecchia all'interno della Porta Chaoyang. La moglie di Shi era la figlia adottiva di Dong. Durante i suoi ultimi anni, Dong soggiornava di frequente presso la residenza della famiglia Shi. Una volta, la moglie di Shi si ammalò e Dong fu preso dalla preoccupazione.
Egli mandò a chiamare un dottore, il quale scrisse una ricetta. Dong si recò personalmente in una farmacia ad Ovest della strada che conduce alla Porta Ti An. Dong consegnò la ricetta all'impiegato e poi sedette vicino al bancone, in attesa che il medicinale indicato sulla ricetta venisse preparato.
Una donna incinta venne, più tardi, a comprare delle erbe, e gli sedette accanto. Facendolo, schiacciò involontariamente il suo codino. Quando Dong se ne accorse, rimase assai turbato.
Le superstizioni degli eunuchi erano molte, e quanto era accaduto veniva considerato un presagio di malattia. Tornato alla residenza degli Shi, Dong cadde in uno stato di profonda afflizione. Nonostante Shi Jidong e sua moglie si sforzassero di farlo reagire, Dong rimase inconsolabile. Non molto tempo dopo questi fatti, Dong cadde ammalato…”

(DA “SUL MISTERO DELLA STORIA DI DONG HAI CHUAN”, DI LI ZIMING)


Una riconciliazione in extremis

Il Maestro sentiva l'approssimarsi della sua fine. E, proprio allora, contro tutte le aspettative, si riconciliò con Yin Fu.

Cheng Tinghua vide, quindi, svanire la possibilità di subentrare a Dong come caposcuola del Ba Gua Zhang. Infatti, egli non possedeva un'anzianità di pratica paragonabile a quella di Yin Fu, nè aveva ricevuto, come lui, la totalità degl'insegnamenti.

Dong Hai Chuan volle scongiurare ogni possibile rivalità fra i suoi due migliori allievi. Divise, quindi, Beijing in quattro ideali settori, ordinando a Yin ed a Cheng di stabilire le proprie scuole in zone diverse della città.
Durante i suoi ultimi giorni di vita, Dong Hai Chuan si trovò costretto su di un giaciglio. Ma, indomabile nello spirito, perseverava nell'esercizio del “Cambio di Palmo”. Gli allievi s'alternavano al suo capezzale, ed egli, continuamente, raccomandava loro di mantenere alto l'onore della scuola, e di trasmettere correttamente i suoi insegnamenti. Dopodiché, mostrava le maniche del suo vestito, consunte dalla lunga pratica del “Cambio di Palmo”.
Quando si trovava nella necessità di alzarsi, doveva essere sostenuto dai suoi allievi. Quelli che si trovarono a sorreggere le sue braccia o le sue gambe, dissero, in seguito, che il Maestro “sembrava fosse fatto di ferro.”


Tumultuosa agonia

“…Narrano alcuni che, mentre, in punto di morte, giaceva sul letto, ed i suoi studenti erano affaccendati ad accomodargli le vesti, Dong, allarmato, saltò su ed, agguantata una sciabola che pendeva dal muro, tentò di decapitare i presenti. Messa a fuoco la vista, e riconoscendo i seguaci della sua scuola, disse: “Ho forse richiesto la presenza di qualcuno? Scusate, ma dovete aspettare!” Lasciò, quindi andare la sciabola e si pose, nuovamente, a giacere… .”
(DA CHENG SHI BA GUA ZHANG, DI LIU JINGRU E MA YOUQING, TRADUZIONE DI LORIANO BELLUOMINI IN WUDANG NEWSLETTER)


Fino alla fine!

Il Maestro Wan Laisheng riferisce un aneddoto relativo ai funerali di Dong Hai Chuan.
Ormai certi che quest'ultimo fosse deceduto, alcuni allievi s'accinsero a sollevare la bara che ne racchiudeva il corpo. Ma il sarcofago sembrava bullonato al suolo, e non si riusciva a smuoverlo. D'improvviso, risuonò, nella cassa, la voce di Dong: "Come spesso vi ho detto, nessuno, tra voi tutti, ha raggiunto almeno un decimo della mia abilità!"
E, pronunciate queste parole, il Maestro spirò.

Il maestro d'una generazione, Dong, se ne andò nel quindicesimo giorno del dodicesimo mese in cui regnò Guang Xu (1882).” (DA “SUL MISTERO DELLA STORIA DI DONG HAI CHUAN”, DI LI ZIMING.)


Il monumento funerario di Dong Hai Chuan

Dong Hai Chuan fu sepolto a Beijing, nei pressi del Ponte Rosso, nel 1882. Un anno dopo, i suoi allievi ornarono la tomba con una stele commemorativa.

Le successive generazioni dei praticanti di Ba Gua Zhang aggiunsero, nello stesso sito, altri monumenti.


Un'iscrizione dal profondo significato

Una delle due steli che, in origine, ornavano la sepoltura di Dong reca incisa un'interessante iscrizione.

Si tratta di venti caratteri, ciascuno dei quali si riferisce alla generazione d'appartenenza dei Maestri di Ba Gua Zhang.

“Hai” è il primo ideogramma della serie, ed indica il fondatore della scuola, Dong Hai Chuan.

“Fu” è il secondo segno grafico. Esso allude a coloro che appresero il Ba Gua Zhang direttamente dal suo ideatore, ed, in particolare, a Yin Fu, l'allievo con la maggiore anzianità di pratica.

Gli altri caratteri stanno ad indicare i Maestri delle generazioni successive.
Quando un esperto di Ba Gua Zhang riceve l'abilitazione ufficiale a rappresentare la scuola, muta il proprio nome con uno pseudonimo; ad esso premette, in vece del suo reale cognome, il termine cinese che designa la sua collocazione genealogica.
I venti ideogrammi devono essere letti dall'alto in basso e da destra verso sinistra:

11.Guang 1.Hai
12.Ming 2.Fu
13.Chang 3.Shou
14.Da 4.Shan
15.Lu 5.Yong
16.Dao 6.Qiang
17.De 7.Yi
18.Jian 8.Ding
19.Wu 9.Guo
20.Ji 10.Ji

Letti di seguito, i venti caratteri costituiscono un componimento poetico:

“Hai Fu Shou Shan Yong Qiang Yi Ding Guo Ji
Guang Ming Chang Da Lu Dao De Jian Wu Ji”,


che, tradotto, significa:

“La fortuna del Ba Gua Zhang è grande come un oceano, e la sua esistenza è lunga quanto quella d'una montagna. Il Ba Gua Zhang è il fondamento della cultura cinese, e, come il Sole, illumina il mondo intero. Il Ba Gua Zhang è fondato sulla filosofia taoista, sulla virtù e sull'armonia.”


La nuova sepoltura

La tomba di Dong, ed i monumenti che la circondavano, furono danneggiati ed interrati nel corso della Rivoluzione Culturale (1965-66).

Solo nel 1981, grazie ai fondi stanziati dai praticanti di Ba Gua Zhang di tutto il mondo, si poté restaurare il sepolcro del Maestro e dargli una degna sepoltura.


La leggenda dell'eremita guerriero

Secondo un racconto che alcuni sostengono propagato da lui stesso, intorno ai vent'anni, mentre attraversava una regione montuosa, Dong Hai Chuan si sarebbe trovato in gravi difficoltà, tanto da rischiare la vita. Alcuni biografi azzardano l'ipotesi che il giovane, datosi alla macchia insieme ad un gruppo di banditi o di dissidenti politici, si fosse ridotto ad una condizione disperata. Salvato da un eremita taoista, sarebbe, poi, rimasto con lui, apprendendo una tecnica di combattimento a mani nude.

Il Maestro Yin Fu, che, per primo, apprese il Ba Gua Zhang sotto la guida diretta di Dong Hai Chuan, diffuse la notizia che il suo insegnante fosse stato addestrato, sui monti, da un misterioso eremita. Sulla stele funeraria, ch'egli ed i suoi condiscepoli dedicarono al loro insegnante nella primavera del 1883, si legge:
“Il signor Dong Hai Chuan aveva residenza presso il villaggio di Zhu Jia Wu, appartenente al distretto di Wenan, nella Provincia dell'Hebei; il suo carattere era aperto, socievole, democratico; disprezzava il denaro e la proprietà. Da giovane aiutava i bisognosi ed, ogni giorno, si recava a caccia nei boschi.
Intorno ai vent'anni, si mise a cercare maestri per tutta la Cina meridionale, nelle Provincie del Zhejiang, del Jiangsu, del Sichuan, onde accrescere le sue conoscenze in merito al Kung Fu. Conobbe un monaco taoista, dal quale apprese la sua arte.

Una seconda lapide, fatta erigere da Yin Fu ed altri suoi otto compagni di pratica nell'estate del 1883 riporta l'epitaffio seguente: “L'anno scorso è deceduto il nostro maestro Dong: un Grande se n'è andato.
I suoi allievi hanno versato molte lacrime. Da giovane praticava incessantemente il Kung Fu. Da adulto, la sua tecnica fu eccelsa. Nel corso d'un viaggio sul monte Jiuhua conobbe un maestro, che lo addestrò al Ba Gua fino a rendere perfetta la sua tecnica, dopodiché fece ritorno nell'Hebei. (…)”


Una terza stele, commissionata, ancora una volta, dal Maestro Yin Fu e da sessanta dei suoi allievi, recita:
“Il nostro maestro Dong Hai Chuan era dotato di una forza prodigiosa sin dalla nascita, Durante la pubertà fu celebre nel suo paese natio per il suo coraggio e il suo Kung Fu, ed in giovinezza la sua celebrità si accrebbe ulteriormente.
Durante un viaggio nelle Provincie del Jiangxi e dell'Anhui smarrì la strada, e si perse sui fianchi di una montagna, finchè ne raggiunse la cima. Lì incontrò una persona che gli disse: “il maestro ti aspetta, ti accompagno da lui”.
Raggiunto un tempio taoista, Dong fu accolto da un monaco, che gli insegnò tecniche misteriose di combattimento che avevano effetti benefici anche sulla circolazione dell'energia. Dopo un lungo periodo di tempo, il maestro in abiti taoisti si rivolse a lui, dicendo: “Ora puoi andartene per la tua strada.”
Non appena fece per allontanarsi, nel rivolgere nuovamente lo sguardo indietro Dong Hai Chuan scoprì che non vi erano altro che nuvole e che, come per incanto, il luogo misterioso ove egli aveva appreso il Kung Fu era scomparso senza lasciare traccia.
La forza mitica del maestro Dong Hai Chuan gli era stata dunque conferita dal Cielo, e gli era stata trasmessa da Immortali. In seguito, nessuno al mondo potè batterlo; nonostante ciò, il maestro era di animo buono e modesto. Anno XXX dell'Imperatore Guang Xu della dinastia Qing”

(DA “IL BA GUA ZHANG DI STILE CHENG”, DI ZHAO MIN HUA - LUNI EDITRICE)

Un altro famoso esperto di Ba Gua Zhang, Ma Gui, che fu allievo di Dong Hai Chuan e di Yin Fu, dichiarò, in un'iscrizione commemorativa del 1930:
“Il maestro Dong aveva un aspetto imponente, ed era dotato d'un grande coraggio. Nel corso d'un viaggio ricevette gl'insegnamenti d'un Immortale, che gli trasmise la tecnica del Ba Gua Zhang."

Generalmente, i biografi di Dong condividono questa tesi, ma discordano sull'identità dell'eremita taoista, dalla cui arte marziale sarebbe, in seguito, stato formulato il Palmo degli Otto Trigrammi. Paul Zabwodski, per esempio, fa il nome di Dong Menglin, ma Luigi Zanini ed Yves Kieffer, rigettano tale ipotesi (“IL KUNG FU”, DI ZANINI E KIEFFER, EDIZIONI XENIA).

Pei Xirong e Li Chungshen, autori di “Wudang Wugong”, affermano, invece che gl'insegnanti di Dong siano stati Bi Dengxia e Guo Jiyuan, detti I Due Immortali, ed entrambi monaci guerrieri del monte Wudang. E, mentre Liu Jingru e Ma Youqing, nel loro “Cheng Shi Ba Gua Zhang”, identificano, senz'altro, il maestro di Dong Hai Chuan con Bi Dengxia, Baguazhang, di Liang Shou Yu, Yang Jwing Ming e Wu Wen-Ching, sostiene che Dong Menglin e Bi Dengxia, o Bi Chengxia, siano stati la stessa persona.
Dal suo benefattore, Dong avrebbe appreso un sistema di combattimento assai sobrio ed efficace, incentrato su quello che, nel Ba Gua Zhang, sarebbe divenuto il “Cambio di Palmo Singolo”.
Più volte, l'eremita Bi Dengxia avrebbe esortato Dong Hai Chuan ad “abbandonare la casa”, ovvero a stabilirsi sui monti, lontano dalle preoccupazioni mondane, per dedicarsi alla vita contemplativa ed alle arti marziali. Ma il giovane, che non gradiva una prospettiva simile, avrebbe immancabilmente rifiutato la proposta.
Quand'ebbe terminato il suo addestramento, Dong si sarebbe, perciò, congedato dal Maestro, e quello gli avrebbe rivolto un'ammonizione dall'oscuro significato: "Finirai per considerare l'abbandonare la casa come una casa alla quale fare ritorno.
Qualora insorgessero difficoltà, non dimenticare le mie parole"


Un mito che ambisce a diventare storia

Il 31 dicembre 1932, il Maestro Jiang Rongqiao pubblicò, sulla “Rivista Mensile di Arte Nazionale”, un articolo intitolato “Investigando sul Taiji e sul Ba Gua”. In esso, l'autore sosteneva l'ipotesi che Dong Hai Chuan avesse appreso il sistema “interno” dell'arte marziale sul monte Jiuhua (“Nove Fiori”), nella Provincia dell'Anhui.

Egli supportava la sua teoria riportando un elenco di maestri che, dal secolo XIV al XIX, avrebbero custodito i segreti di tale sistema di combattimento: Zhang Chuenyi, ovvero il medico e filosofo taoista Zhang Sanfeng, che visse da eremita sul Monte Wudang, e che ideò il Dian Xue ( la tecnica di dare la morte toccando alcuni punti d'agopuntura), il Taijiquan, ed, infine, la scherma con la spada secondo il celeberrimo stile di Wudang; Zhang Xiongxi; Zhao Taiping; Yan Xiguai; Lu Shiniang; Li Danian; Chen Yinzhang (che avrebbe vissuto da eremita sul Monte Jiuhua, prendendo il nome monastico di Tan Yunyu); due gemelli, Bi Yuexia (o Bi Yunxia), un misterioso “gentiluomo dai capelli bianchi”, ch'era diventato monaco taoista prendendo il nome di Huan Danzi, ma era più noto col soprannome di Yehe (“Gru Selvatica”), e suo fratello Bi Chengxia, o Bi Dengxia; infine, gli allievi di questi ultimi: Song Dehe, meglio conosciuto come Song Weiyi e Dong Hai Chuan.

Song Weiyi, originario della contea di Beizhen, appartenente al territorio di Fengtian, nella Provincia del Liaoning, visse da eremita sul monte Lu, e morì nel 1925.
(Nota: il suddetto Maestro insegnò le arti marziali, ed, in particolare, la scherma con la spada secondo lo stile di Wudang, a Guo Qifeng ed a Zhang Xian. Di questi ultimi, il primo trasmise le proprie conoscenze all'aristocratico Li Jinglin, che divenne un generale delle forze armate e fu soprannominato “Magica Lancia” per la sua destrezza con tale arma; il secondo fu maestro di Li Yingang.)

 

 

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